venerdì 23 maggio 2008

Foto della presentazione di Castel di Sangro del 22 maggio



Da sinistra il presidente dell'associazione culturale Terza Pagina Terzio Di Carlo, Maria Pia Trozzi, Marco Solfanelli e il vicesindaco di Castel di Sangro Angelo Caruso.

domenica 18 maggio 2008

Presentazione: IL CUORE DI SARAH (Castel di Sangro, Giovedì 22 Maggio, ore 17:00)

Biblioteca Comunale "V. Balzano"
Castel di Sangro, Giovedì 22 Maggio, ore 17:00
a cura
del Comune di Castel di Sangro
dell'Associazione Culturale Terza Pagina
e dell'Università Sulmonese della Libera Età

Presentazione del romanzo di Maria Pia Trozzi
IL CUORE DI SARAH
Edizioni Tabula fati

con la partecipazione dell'Autore e dell'Editore

mercoledì 30 maggio 2007

Intervista all'autrice

Maria Pia Trozzi vive a Pescocostanzo e ha da poco pubblicato il suo primo libro, “Il cuore di Sarah” (Tabula Fati), un thriller che colpisce per l’ampiezza e la fluidità della scrittura. Un esordio che incuriosisce, insomma, e che abbiamo voluto approfondire in questa intervista a cura di Simone Gambacorta.

Signora Trozzi, lei a un certo punto ha deciso di scrivere un romanzo. Questo fatto mi incuriosisce moltissimo: mi spiega come è scattata la molla?

Gran bella domanda! E’ stata una decisione presa così “su due piedi”, e con una dose abbondante di faccia tosta. Che rimanga tra me e lei, ma come si fa a decidere così, di punto in bianco, di scrivere un romanzo? Qualcuno mi ha suggerito di iniziare con un racconto breve, qualcosa che non impegni più di tanto. Io, invece, incosciente, non ho tenuto conto dei saggi consigli e mi sono buttata a capofitto nella storia. Ricordo che mi venivano in mente le prime battute, senza sapere assolutamente da che parte andare a parare. Credo di essere stata soggiogata dalla smisurata passione che ho sempre avuto per qualsiasi genere di opera letteraria, in modo particolare per la narrativa.

Qual è stato il primo impatto con la pagina?

Non ho mai frequentato corsi per aspiranti scrittori, né ho mai preteso di essere considerata tale. Avevo solo un minuscolo bagaglio di nozioni di scrittura male assortito quindi, provi ad immaginare lei. Ho buttato giù le prime frasi, reminiscenze del mio passato di lettrice accanita. Dentro però, avevo una gran voglia di andare avanti. Scrivere la pagina, la prima intendo, è stato come aprire il sipario di un palcoscenico. Ho visualizzato subito i miei personaggi, non aspettavano altro che di avere il via e recitare la loro parte. E così è stato.

A volte i libri ci chiamano: chiamano qualcuno perché li legga, chiamano qualcuno perché li scriva. Nell’uno e nell’altro caso vogliono tempo, attenzione e volontà: a lei il suo libro, quel libro che l’ha chiamata, cosa ha chiesto?

Un impegno notevole che mi ha portato spesso a tralasciare i miei doveri di moglie e di madre. Rubavo il tempo, come una ladra. Anticipavo gli impegni di lavoro, magicamente riuscivo a fare mille cose con velocità, tutto pur di avere un’ora di tempo in più. Se avessi potuto, mi sarei rifugiata in un eremo, lontano da tutto e da tutti, pur di assecondare l’impulso di scrivere. “Chiamano”. E’ vero. E’ una sensazione che definirei primaria, quasi morbosa, ti esalta, ti stordisce, ti porta lontano. Pensi che io non ho mai visto l’America, eppure ero lì, la vedevo, la percepivo. Sensi di colpa? Tantissimi. La frase tipica dei miei figli: non ti sembra di stare esagerando? Però è stato fantastico.

Le sue pagine sono molte – circa trecento- e sono piene di osservazioni, di descrizioni, di dettagli. Mentre scriveva voleva “fotografare” ciò che immaginava per poi farlo meglio comprendere agli altri?

In un certo senso è così. Non sapevo se stavo riuscendo nel mio intento, cercavo conferme ma non ho avuto alcun supporto da questo punto di vista. Le osservazioni, le descrizioni, i dettagli, come lei giustamente fa osservare, fanno parte del mio modo di esprimere quello che riesco a vedere con l’immaginazione. Ho avuto un solo intento: trasmettere emozioni. Spero di essere riuscita almeno in questo.

Lei ha elaborato una trama senz’altro complessa: quanto ha lavorato su questo aspetto?

Chiedo venia per questo. Se ho esagerato l’ho fatto senza volerlo. Sicuramente nel libro ci sono diverse situazioni che alla fine convergono. Lo scopo era di appassionare e coinvolgere il lettore. Io ho un mio sistema: chiudo gli occhi e immagino, come fanno i bambini. Mi arrivavano informazioni con una facilità incredibile. In seguito le rielaboro e le colloco come in un puzzle che prende forma lentamente. A volte era buio totale, capitava spesso che non arrivassero informazioni, che si chiudesse il “sipario”. Ho riletto e cancellato migliaia di volte, soprattutto quando mi sembrava di non riuscire a rendere verosimile la trama. Non lo definirei un lavoro, per me è stato come volare in alto.

Il libro è nato da una progettazione o è uscito fuori pian piano da solo? Voglio dire: c’era un programma – una scaletta – a monte, oppure ha assecondato il libero flusso della fantasia?

Anche se lo volessi, non sarei capace di programmare. Di sicuro non sono capace di mantener fede ad un programma stabilito, lo considero riduttivo. Sarebbe come tarparmi le ali. All’inizio c’era solo un’idea di fondo che è andata sviluppandosi lentamente. Ho seguito l’intuizione, la storia è arrivata con un fluire spontaneo, lo stato d’animo ha giocato un ruolo determinante, era come dare vita alle emozioni, portare a galla quelle nascoste.

Cosa l’ha aiutata mentre scriveva? Cinema, televisione o altri libri?

Di tutto. Anche una frase buttata a caso in un discorso fatto per strada. Me ne appropriavo, la memorizzavo e poi la collocavo nel mio racconto. Tutto mi arricchiva. Ero come una spugna che assorbiva e rielaborava. Sicuramente, la rilettura dei miei autori preferiti ha giocato un ruolo determinante. Quando la mia immaginazione si bloccava mi bastava rileggere l’inizio di un capitolo e subito sbocciava l’idea e prendeva forma.

Cosa ha significato creare i personaggi?

Sono arrivati senza preavviso, tutti, senza dover faticare più di tanto, come se li conoscessi da tempo. Li percepivo. Mentre scrivevo ero lì con loro, ho condiviso le loro emozioni, le loro ansie, le loro paure. Mi bastava elaborare la trama e sentivo arrivare il personaggio giusto, fornito di tutte le credenziali, pronto a buttarsi nella mischia. Emozione? Tanta. Sono un’emotiva “reattiva primaria”, come si dice in gergo. L’argomento era duro da trattare, i bambini in particolare. Ho avuto la tachicardia, più di una volta. Sudavo come una fontana. Non ho pianto, questo sì, ma mi capitava di dover interrompere e riprendere il giorno dopo.

E ora, a libro pubblicato, cosa pensa?

All’inizio una grande emozione, poi l’entusiasmo si è spento. A volte mi viene fatto di pensare che a scriverlo sia stato qualcun altro. Rileggerlo è stato un tormento, mi è capitato spesso di volerlo riscrivere col senno di poi, per aggiustare, tagliare, posporre. Penso che faccia parte della crescita che subentra dopo il primo impatto. Mi piacerebbe pensare di essere maturata dal punto di vista stilistico.

Intervista di Simone Gambacorta

http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/intervista-a-maria-pia-trozzi-sul-romanzo-il-cuore-di-sarah

martedì 8 maggio 2007

Presentazione: IL CUORE DI SARAH (Chieti, 13 maggio, ore 10,30)

Libreria De Luca
Chieti - Via C. de Lollis n. 12
Domenica 13 maggio, ore 10.30
Presentazione delle novità editoriali
4 demoni per il commissario Narducci
di Marina Crescenti
Fratelli Frilli Editori
Il cuore di Sarah
di Maria Pia Trozzi
Edizioni Tabula fati
Interverranno le Autrici e l'editore Marco Solfanelli

lunedì 7 maggio 2007

Presentazione: IL CUORE DI SARAH (Pescara, 12 maggio, ore 18,00)

Libreria Feltrinelli
Pescara - Corso Umberto I n. 5

Sabato 12 maggio, ore 18.00

Presentazione delle novità editoriali

4 demoni per il commissario Narducci
di Marina Crescenti
Fratelli Frilli Editori

Il cuore di Sarah
di Maria Pia Trozzi
Edizioni Tabula fati

Interverranno: Angela Capobianchi e Luca Molinini

sabato 7 aprile 2007

RECENSIONE di Simona Cremonini

Il timore del furto di organi da parte di inquietanti e sconosciuti mercanti di pezzi umani è una paura moderna molto diffusa, talmente sentita da essere alla base di diverse e spaventose leggende urbane.
Secondo alcuni, addirittura, taluni gruppi di zingari e certe misteriose ambulanze nere avrebbero l’abitudine in giro qua e là di rubare bambini per ottenere pezzi di ricambio da trapiantare ad altri.
Il mistero della sparizione, l’orrore degli scenari plausibili (si pensi a quante vittime di serial killer non sono mai state ritrovate e se n’è persa ogni traccia), l’amplificazione dello sgomento quando tali fatti colpiscono dei bambini, rendono la scomparsa di una persona un tema molto angosciante.
L’autrice de Il cuore di Sarah ha fatto una scelta coraggiosa; senza lagnanze, Maria Pia Trozzi ha affrontato un tema controverso quale il trapianto di organi presentando quanto un trapianto costituisca un miracolo per chi ne beneficia; ma, allo stesso tempo, la Trozzi ha mostrato anche come dietro a un fatto tanto positivo vi possano essere storie di povertà e orrore.
La scrittura è lineare e piuttosto scorrevole, senza i ghirigori stilistici che ci si potrebbe aspettare da un’esordiente. Un aspetto senza dubbio molto apprezzabile è l’uso abbondante del dialogo diretto quale principale mezzo di scambio tra i personaggi; in questo modo l’autrice riesce a mantenere un ritmo veloce e a dare vita a scambi abbastanza vivaci, senza annoiare il lettore con lunghe descrizioni e andando a ricalcare nello stile oltre che nell’ambientazione il modello dei romanzi americani di largo consumo.

http://v3.operanarrativa.com/node/507